

La nostra storia
La cantina di un tempo rappresentava l'economia della famiglia, la chiave era tenuta dal patriarca che assieme alla moglie deteneva l'autorità assoluta ed incontestabile. Quando un giovane si sposava e metteva su casa per proprio conto fuoriusciva dal sistema patriarcale originario e formava una nuova casata.
Il capostipite della nostra famiglia è stato Capellini Domenico detto il "Begheo" (identificato anche come il bersagliere per il suo sevizio di leva in quel corpo mlitare) e la moglie Capellini Giulia. Entrambi di Volastra. Siamo nella seconda metà dell'ottocento e con questo soprannome "I Beghee" verrà identificata la nuova casata. La famiglia del bisnonno abitava nel carruggio di mezzo di fianco alla volta che nasconde il sentiero che porta al borgo di Groppo. La struttura originarie della cantina è sicuramente antecedente al 1500 da ciò deduciamo che il bisnonno l'abbia comperata o ereditata. Ai tempi del bisnonno nella nostra cantina si producevano più di cento some di vino (una soma è pari ad 80 litri). Tale quantità si dimezzo con nonno Bernardo detto il bigunciu, che ereditò parte delle terre del padre e sommo a queste la dote della moglie Bertonati Adelaide.
La cantina del nonno nei nostri ricordi d'infanzia vedeva all'ingresso una grande botte da 30/35 some altre due botti, una di 16 ed una di 14 some, un tino e diversi caratelli da 4/6/8 some. Il vino lo portavano con le barì al dorso dei muli sino alla stazione di Manarola. Quando nostro padre Oreste ereditò la chiave della cantina questa aveva perso importanza nella economia familiare, era diventato un secondo lavoro. Le fabbriche di La Spezia e Genova, L'arsenale militare, la navigazione consentivano un reddito ed una vita migliore, inoltre era ormai emarginata la ferita dell'emigrazione.
I campi coltivati erano così ulteriormente diminuiti e la produzione di vino si aggirava attorno alle 30 some, circa 2400 litri contro gli oltre 8.000 litri del bisnonno. Successivamente la produzione è ancora diminuita sino a produrre solo per l'autoconsumo. Quest'anno, per la prima volta, dopo tanti, troppi anni siamo riusciti a ricavare un po di tempo dalle nostre professioni per dedicalo ai campi e abbiamo prodotto: 700 litri di bianco doc quello che noi chiamiamo da sempre "er vin bun"(il vino buono). 60 litri di "vin de gusa" e un centinaio di litri di sciacchetrà. Inoltre la superficie aziendale coltivata a vigneto DOC ha superato i 6.000 mq. Se la cantina negli ultimi anni è rimasta in piedi consentendo questa nostra iniziativa il merito è di nostra madre Giulia Margotti. Ha tenute Lei ben salde nelle sue mani le chiavi della cantina e della famiglia e ancora la sua esperienza ci è indispensabile.
Nella cantina ristrutturata abbiamo conservato in un angolo tutti i vecchi attrezzi che si sono salvati all'usura del tempo dando loro con l'aiuto degli anziani del nostro piccolo paese l'originario nome dialettale. Naturalmente oggi si produce con strumenti moderni ma non intendiamo recidere completamente il cordone che ci lega al passato, anzi, è nostra intenzione effettuare una ricerca sui metodi di vinificazione antichi, per recuperare le vecchie tradizioni, per migliorarci e per migliorare il prodotto. Per questo il primo vino nasce dal ricordo di nonno Bernardo, (er bigunciu) del quale conserviamo un ricordo: "Vien, vien", .. "vieni a vedere" disse mentre si infilava sotto l'autedo sulla costa della posa e piegava il peduncolo ai grappoli dorati"Vien a vede come si fa er vin bun" . Nonno Bernardo sapeva che i bianchi per essere grandi vini devono essere amabili. La nostra sarà dunque la cantina "der Vin bun" Il vino buono del "vin de gusa" vino di buccia e del mitico sciacchetrà.
Luciano e Gianluca Capellini
In tempi recenti la nostra cantina è stata visitata da una scrittrice tedesca
LIGURIEN di Dorette Deutsch
Ligurien è un libro scritto in tedesco, parla della Liguria. Ma parla anche delle cinque terre, di Volastra e della nostra cantina. Cosa dica esattamente non lo so, perchè io il tedesco non lo parlo, ma siamo citati in almeno una ventina di pagine. E poi le foto, la cantina, i cian della bansea. Già perchè per noi si è anche scomodato un grande fotografo tedesco: Wolfgang Krammer. Il libro è edito dalla casa editrice Carinthia
http://www.verlag.carinthia.com/?SIid=7&PageType=main diamo anche il sito per chi voglia approfondire.
Tutto è nato a Tiedoli. Altro nome misterioso. Una minuscola località in provincia di Parma dove mi trovo per lavoro. "troverai una giornalista tedesca" mi dicono "Viene perchè ha sentito parlare delle nostre case, quelle dove gli anziani possono vivere con tutta l'assistenza necessaria, anche se si sa, gli acciacchi dell'età. Ma in quel posto si può scegliere se anadare in casa di riposo o stare a casa pripria. E' una cosa che forse in Germania non c'è e la giornalista lo vuole documentare. Sai ciò che devi fare". Ha Tiedoli vado sempre volentieri, mi ricorda Mangia, anche se quì siamo in cima ad una collina e non nella Val di Vara, dall'altra parte dello spartiacque apenninico. Nel circolo poi c'è una stufa di ghisa, come quella che aveva nonna Carmela.
Bungiorno sono Luciano Capellini e si comincia a parlare. Nel tardo pomeriggio è lora del rientro, io verso Parma: "No io sono di Vernazza dice Dorette. "Vernazza io la consoco bene, ma forse parlerà di un omonimo paese tedesco... no, no sono di Vernazza ripete con l'mprobabile accento ligure. Ho una casa sopra, sulla collina. S. Bernardino, Drigna, Reggio ... dico io. "Si . Lei conosce bene le cinque terre". "Sono di Volastra".
L'idea di scrivere il Libro già l'autrice l'aveva. Ma della sua capacità di carpire e valorizzare le cose semplici, di cogliere strordinari aspetti della vita quotidiana che troppo spesso trascuriamo. Di questo non ero a conoscenza.
Forse un giorno quel libro che parla della Liguria, che ci riscopre, che ci aiuta a capire chi siamo. Forse un giorno potremmo averlo anche in Italiano.
Tratto dai racconti della cantina der vin bun